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5 MODI PER RICONOSCERE UN SOCIAL MEDIA MANAGER

 

Per tutte le aziende, sia b2b che b2c è necessario presidiare i diversi social media e in generale il web per non perdere quote di mercato, migliorare il rapporto coi propri clienti, sfruttare le enormi possibilità che il web marketing offre e poter comunicare il proprio valore. Per poter ottenere i risultati che le nuove tecnologie offrono è necessario affidarsi a seri professionisti della comunicazione e riconoscerne il lavoro. Questi due presupposti sono imprescindibili. Il primo consente l’apertura a partnership che si basano sulla fiducia e sulla tranquillità di entrambi i soggetti, il secondo è un modo per rispettare a pieno un vero e proprio asset aziendale.

A CHI AFFIDARSI E DI CHI FIDARSI PER LA PROPRIA STRATEGIA DIGITALE?

 

  • Gestione social media a soli… Il tuo sito web ai prezzi più bassi!!!

Per chi è del settore è frustrante leggere cotanta generosità e convenienza e per un’azienda magari, a conti fatti, una mezza svolta per essere minimamente presenti. Per chi invece approccia professionalmente a questo lavoro, l’orticaria è dietro l’angolo. Il prurito inizia nel vedere tariffari fissi omnicomprensivi (strategia, contenuti, pubblicazioni, ads, copywriting, seo e chi più ne ha più ne metta nella cartata) che sminuirebbero qualsiasi caporale sfruttatore. Un impacchettamento di clienti senza considerarne le diversità, le peculiarità e le sensibilità di chi non conosce gli sforzi necessari invece per assecondare le esigenze reali delle imprese. Insomma il marketing non si vende un tanto al chilo e chi lo fa…bè occhio a costi accessori e prezzi magnet (magneti che fanno da esca) o disperati.

 

  • Guadagni facili e veloci

Questo è un altro mito da sfatare che soprattutto per le piccole realtà con budget limitati può essere un ottimo gancio. Invece non è così, o meglio, una buona strategia digitale e il web e social media marketing in generale, consentono di raggiungere ottimi risultati in termini di fatturato con la possibilità di un monitoraggio costante che permette di raddrizzare il tiro nel caso in cui si stia imboccando la strada sbagliata. Questo però non vuol dire che esistano i maghi e che non ci debba invece essere un lavoro costante e duraturo. I risultati di una buona collaborazione sono giudicabili non prima dei 12 mesi e sono un mix di creatività, awareness, ricerca delle proprie audience, copwriting adeguato al settore, piano editoriale accurato e molti altri particolari che faranno poi la differenza.

 

  • Uno e trino

Una strategia digitale, sia nei social network che al di fuori, richiedono una serie di professionalità che non sempre riescono a essere concentrate in un unico essere umano e quando accade, l’attività è totalizzante al punto da richiedere il sostenimento di un investimento adeguato. Informarsi dunque su come sia composta la struttura, anche per farsi un’idea del valore aggiunto che si riceve dal proprio marketer.

 

  • La struttura digitale è un asset aziendale

Oramai divenuta imprescindibile, tutto quanto riguarda un brand o una attività all’interno del mondo digitale è da considerarsi a pieno titolo un capitale che può ottenere altissimi rendimenti. Dunque anche l’azione di controllo dell’azienda sul proprio social media manager deve essere puntuale e competente. Ovviamente non si pretende che ci sia una conoscenza approfondita di tecniche e strumenti, ma perlomeno il discernimento tra ciò che è tecnicamente ben fatto e no, il funzionamento degli algoritmi e dei sistemi (anche se a grandi linee) e avere una preparazione di base. Esistono molti corsi base, diffidate da coloro che ne vendono girando video ai Caraibi…la formazione è faticosa. 

 

  • La sindrome da Mendes

Prendendo spunto dall’attuale querelle televisiva tra un fantomatico guru dei social media e alcuni suoi clienti insoddisfatti, attenzione alla propria vanità. I numeri spesso mentono e sono usati in maniera strumentale. Il numero di follower, di visite e in generale volumi di passaggi enormi, spesso nascondono degli arcani meandri ma accecano gli occhi per la brillantezza. Se è vero che il web e social media marketing garantiscono alti flussi di “frequentazione” dei propri touchpoints, è altrettanto vero che quelle che vengono chiamate “metriche” di misurazione, sono invece calcolate su percentuali che spesso indicano valori molto bassi. Dunque quando vi vengono forniti i numeri delle vostre attività digitali, chiedete sempre le percentuali di conversione, di engagement, i costi per clic. Abbiate sempre obiettivi chiari e misurabili (non necessariamente devono corrispondere all’aumento di fatturato) prendendo in considerazione le KPI di cui parleremo prossimamente.

 

NB: questa vuole essere solo una piccolissima guida introduttiva a un ambiente complesso come quello della comunicazione, dove il margine di errore si assottiglia sempre di più e gli investimenti, soprattutto in tempi come quelli attuali devono essere oculati non in termini quantitativi, ma qualitativi.

 

 

 

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